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GUIDA DA STAMPARE

L’atmosfera accogliente, l’ambiente naturale e le città d’arte vicine, fanno del residence ALBAROSA un punto di riferimento per quanti desiderano trascorrere una vacanza piacevole, rilassante e ricca di alternative. La sua posizione strategica permette di visitare le più belle città d'arte dell'Umbria e delle Marche come Gubbio, Assisi, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Urbino e Fabrian e di godere dei particolari aspetti geografici, geologici, faunistici e floristici del Parco del Monte Cucco che sono tali da favorire molte attività all'aria aperta. La principale è sicuramente l'escursionismo che vede ogni anno decine di migliaia di appassionati percorrere la fitta rete dei sentieri: oltre 120 Km quelli segnalati, tra i quali il Sentiero Italia ed il Sentiero Europa. Il volo libero (deltaplanismo e parapendio) è praticato a Monte Cucco, grazie alle favorevoli correnti ascensionali presenti. Il vasto e affascinante mondo sotterraneo, che caratterizza il massiccio del Monte Cucco, consente la pratica della speleologia, mentre la notevole presenza di acque superficiali e sotterranee che scorrono tra gole e forre permettono l'attività sportiva del torrentismo. Si può inoltre praticare lo sci da fondo a Pian delle Macinare, la pesca sportiva lungo il fiume Sentino ed il torrente Rio Freddo, l'escursionismo a cavallo e in mountain bike lungo vari percorsi del territorio.

Sigillo

Risalendo il versante sinistro della Valle del Chiascio si giunge a Sigillo, centro agricolo dalle antiche origini situato alle falde del Monte Cucco. Il paese, di origine romana (anticamente Suillum), fu distrutto agli inzi del secolo XIII e ricostruito e ampliato dai perugini nel 1274. Agli inizi del sec XV passò alla Chiesa, godendo poi a lungo di propri statuti. Ippolito Borghese, fecondo pittore attivo nel napoletano, lasciò una tela (Annunciazione) con firma, data e autoritratto, situata nella chiesa di S.Agostino insieme ad una croce in rame dorato di Enrico di Piamonte. Altre opere degne di nota sono la chiesa di S.Anna nel cimitero. Un terremoto nel 1751 colpì con tale intensità questa zona, che pochi edifici sopravvissero nelle forme originarie. Infatti il Palazzo Comunale si presenta con una facciata neoclassica rinnovata nel 1802, anno in cui venne posta la prima pietra della Chiesa di S. Andrea, ricostruendo in forme neoclassiche la precedente antica pieve romanica; nel 1790 fu completamente riedificata la Chiesa di S. Anna, sorta sui resti della Rocca. Poco prima, nel 1761 ebbe inizio la ristrutturazione della Chiesa di S. Agostino, che conserva all’interno una “Annunciazione” (1617), l’unica opera che Ippolito Borghese, nativo di Sigillo, ma attivo a Napoli, ha lasciato nel suo paese. L’unico monumento scampato al terremoto è la rinascimentale Chiesa di S. Anna, fuori dal paese, ora diventata chiesa del cimitero. Nel suo interno si conservano degli splendidi affreschi di Matteo da Gualdo, quali “Annunciazione”, “Crocifissione”, “Stimmate di S. Francesco” e “Madonna e santi”. A breve distanza dal paese si può ammirare l’imponente Ponte Romano dello Spiano sulla Via Flaminia sopra il torrente Fonturci, ancora perfettamente conservato nell’arco composto da 13 massi a cuneo pentagonali; sopra al ponte di età augustea fu costruito nel XVI sec. la piccola Chiesa di S. Maria del Soccorso. In frazione Scirca lungo la Via Flaminia in direzione di Costacciaro,  si incontra un altro Ponte Romano, chiamato localmente dei Pietroni, per le dimensioni dei massi impiegati nella costruzione. Purtroppo il ponte , risalente al II sec., fu fatto saltare dalle truppe tedesche in ritirata. Nel paese troviamo invece la Chiesa di S. Maria Assunta, di stile romanico, con una ricca decorazione a fresco fra cui spicca la “Madonna del Gonfalone” di Matteo da Gualdo. 

GUIDA ALLA VISITA DELLE CITTA’ D’ARTE

                Gubbio

Dista dal residence appena 20 km., girando a destra al bivio con la casa con la madonna e la fontana e proseguire sempre dritti per la strada bianca costeggiando campi di girasoli, boschi e un bellissimo lago artificiale punto di arrivo di molti uccelli  migratori. Dopo circa 7 km in località Corraduccio la strada asfaltata incrocia la statale, a destra per Gubbio.   Altrimenti da Sigillo si può andare:

-          A Sigillo prendendo la Flaminia direzione Roma, arrivati ad Osteria del Gatto girare a destra e dopo circa 20 km c’è Gubbio con un percorso con poche curve e pianeggiante;

-          A Sigillo prendendo la Flaminia direzione Fano, a Scheggia girare a sinistra direzione Gubbio per la “Salita del Bottaccione”, superando il valico della Madonna della Cima per un percorso un po’ più impegnativo (ogni anno la strada viene chiusa per le corse di rally)  ma sicuramente affascinante per il suggestivo panorama che si attraversa, specialmente durante il tramonto. 

Gubbio è arrampicata sul monte Igino e ai piedi di S. Ubaldo è tra le più antiche città dell'Umbria, meravigliosamente conservata nei secoli e ricca di monumenti che testimoniano il suo glorioso passato. Parcheggiando la macchina in uno dei tanti parcheggi a pagamento intorno le mura e senza tanto faticare, grazie a dei grandi ascensori, possiamo raggiungere la cima per visitare la Basilica che custodisce le spoglie incorrotte del Patrono S.Ubaldo e scendendo per la Piazza Pensile e per il Palazzo Pretorio arriviamo al superbo complesso urbanistico del Palazzo dei Consoli dell'inizio del XIV secolo divenuto il simbolo della città con la meravigliosa piazza panoramica da dove si può ammirare tutta la città.. Gubbio custodisce capolavori architettonici che simboleggiano e richiamano la potenza di questa città-stato medievale come i palazzi Beni, del Bargello con la famosa fontana, del Capitano del Popolo. Di pure linee rinascimentali il Palazzo Ducale di Francesco Giorgio Martini che richiama e documenta il significativo periodo vissuto sotto la signoria dei Montefeltro del cui ducato la città era parte integrante. Testimonianza delle sue antiche origini sono Le Tavole Eugubine, uno dei più importanti documenti Italici ed il Teatro Romano situato appena fuori le mura. Di grande interesse sono anche la Cattedrale (sec. XII), Santa Maria Nuova ( nel cui interno si ammira la Madonna del Belvedere dipinta da Ottaviano Nelli nel 1413), Chiesa e convento di S.Agostino (sec.XIII ) con all'interno affreschi del Nelli, Chiesa e Convento di S.Francesco (Sec.XIII), S.Giovanni(Sec.XII) caratterizzato dalla facciata e dal campanile in stile romanico, San Pietro ampliata nel 1505 e San Domenico ampliata nel XIV secolo. Gubbio ospita la tradizione più antica e più sentita d'Italia, la festa dei Ceri che si svolge tutti gli anni al 15 di Maggio. "Raccontare" la Festa dei Ceri non è un'impresa facile. È tra le più antiche, se non in assoluto la più remota, manifestazione folkloristica italiana. La Festa ha svolto e svolge tuttora una funzione fondamentale in seno alla comunità eugubina. La sua nascita è tuttora oscura e basti ricordare che esistono due ipotesi fondamentali: una religiosa e l'altra pagana. La prima, in maniera documentata e articolata, configura la Festa come solenne atto devozionale degli eugubini al loro Vescovo Ubaldo Baldassini, a partire dal maggio 1160 anno della Sua morte. Da allora, ogni 15 maggio, giorno della vigilia del lutto, l'offerta devozionale al Santo Patrono divenne un appuntamento fisso per il popolo eugubino, che avrebbe partecipato, in mistica processione, ad una grande "Luminaria" di candelotti di cera, percorrendo le vie della città fino al Monte Ingino (dove dall'11 settembre 1194 riposa il corpo di S. Ubaldo nell'omonima Basilica). I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di Arti e Mestieri, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e vennero sostituiti verso la fine del '500 con tre strutture in legno, agili e moderne, che - più volte ricostruite - sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni. Sono rimasti invariati nel tempo anche la data ed il percorso della festa. La seconda ipotesi, più indiziaria e ipotetica, propende per la rievocazione ancestrale della festa pagana in onore di Cerere, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali. I Ceri sono tre strutture di legno, formate da due prismi ottagonali sovrapposti e rinforzati da un telaio interno anch'esso di legno e attraversati da un asse. Questo fuoriesce all'esterno con due "timicchioni". Quello in basso si incastra su un supporto chiamato "barella" che ne consente il trasporto a spalla. Quello in alto permette di fissare sulla sommità tre piccole Statue che rappresentano i Santi Protettori delle Corporazioni: S. Ubaldo (patrono e protettore della città) per i muratori, S. Giorgio per i commercianti e S. Antonio per i contadini. Queste tre parti vengono assemblate insieme in occasione della Festa del 15 maggio. Durante l'anno Ceri e barelle sono custoditi nella Basilica di Sant'Ubaldo in cima al monte Ingino, mentre le statuette dei Santi sono conservate nella Chiesetta di S. Francesco della Pace detta "dei Muratori" in Via Savelli. Non ci sono documenti iconografici dei Ceri anteriori all'Ottocento, ma già allora avevano forme simili a quelle attuali. La parte visibile del Cero e' costituita da tavolette in abete, fissate su una struttura centrale di olmo, mentre altre parti sono in faggio e in quercia. Ogni Cero ha una forma che si potrebbe definire a clessidra, con una strozzatura centrale e tre anelli o panottoli trasversali. Altri elementi del Cero sono le "manicchie", stanghe di legno posizionate in coppia ai lati. La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa; riescono a prevenire incidenti gravi, pur scivolando e spesso cadendo soprattutto in caso di pioggia. È una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando "cadute" e "pendute". Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant'Ubaldo, San Giorgio e Sant'Antonio. Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall'Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte. I Ceri vengono decorati la sera prima della Festa con bandierine dorate a coda di rondine nella parte superiore e nappe anch'esse dorate, nella parte inferiore, staccate dai ceraioli la mattina dell'alzata del 15 maggio e conservate come ricordo. Le "barelle" che sorreggono il Cero e ne consentono il trasporto a spalla durante la corsa, sono a forma di "H" maiuscola, costituite da due stanghe di legno parallele unite tra loro da un tavolone sempre di legno detto "barelone" su cui si incastra il Cero. Le parti libere della stanga sono chiamate anch'esse "manicchie", termine usato oggi anche per indicare i gruppi di ceraioli che si alternano sotto il Cero, scelti tra amici e parenti dalle varie zone in cui è suddiviso il territorio dei ceraioli. Chi ha intenzione di vivere da vicino la Festa dei Ceri, deve indossare un abbigliamento comodo e sportivo e, soprattutto, un paio di scarpe basse, possibilmente da ginnastica, lasciando a casa o in macchina il superfluo. La corsa riempie di sé tutta la città, addobbata per l'occasione con stendardi ed arazzi, che richiamano i colori e gli emblemi dei tre Ceri e le insegne cittadine. È impossibile partecipare stando in disparte e per seguire la fiumana di ceraioli e di gente che si sposta dietro ai Ceri è bene osservare alcune regole di prudenza. Lo svolgimento della Festa non ammette incauti o sprovveduti. Soprattutto nella corsa del pomeriggio, i Ceri procedono alla massima velocità per le vie cittadine, accompagnati da una moltitudine di folla entusiasta. Chi ne intralciasse in qualche modo la corsa rischierebbe di essere travolto. Il 15 maggio è soprattutto la Festa degli eugubini, capaci di trasformare l'amabile ospitalità che li contraddistingue, in grintosa e assai poco diplomatica accoglienza verso qualche intrusione poco gradita.

 Gualdo Tadino

Dista circa 12 Km da Sigillo sulla Flaminia direzione Roma.

Fu teatro della famosa battaglia di "Tagína" (552), durante la quale il generale bizantino Narsete sconfisse l'esercito di Totila, decidendo il conflitto gotico-bizantino. Gualdo Tadino è nota oggi per la salubre acqua oligominerale "Rocchetta" che sgorga dalle pendici del Monte Serrasanta e soprattutto per la produzione di ceramica. Quest'arte antica segna l'identità economica e artistica della città. Alla ceramica è legata la prestigiosa manifestazione del Concorso Internazionale della Ceramica che vede ogni anno la presenza di artisti di oltre 20 paesi del mondo ed ha consentito di acquisire nel tempo un patrimonio di oltre 100 opere che, rappresentano uno spaccato rilevante della moderna ricerca artistica nel settore. La città trae naturali ricchezze ambientali soprattutto nella fascia montana con le suggestive località di Valsorda, San Guido e Rocchetta, le pinete e la straordinaria fioritura. Rilevante il patrimonio storico che comprende fra l'altro la Rocca Flea (sec. XII), antica fortezza e notevole esempio di architettura militare medioevale - La Chiesa di San Francesco (sec. XIII) con affreschi di Matteo da Gualdo (1435-1507) - La Chiesa di Santa Chiara (sec. XIII) - Il Palazzo del Podestà e la Torre Civica - La Chiesa di San Benedetto (sec. XIII) con la fontana esterna (sec. XVI) attribuita a Sangallo il Vecchio - La Pinacoteca Comunale che conserva opere di Matteo da Gualdo, Avanzino Nucci, Sano di Pietro, Antonio da Fabriano, ecc.  Gualdo Tadino è anche sede di importanti manifestazioni culturali e Folkloristiche: La Mostra Internazionale della Ceramica (Agosto-Settembre) - I Giochi delle Porte (ultima domenica di Settembre) - La Sacra rappresentazione del Venerdì Santo - Il Pioppo di San Pellegrino (30 Aprile) - La Notte del fuoco di Grello (23 Giugno).

Fabriano

Fabriano dista dal residence appena 15 km prendendo a Sigillo la Flaminia direzione Roma e dopo circa 5 km al bivio per Fabriano a sinistra e seguire la segnaletica. Un esempio di quanto grande sia la ricchezza e quanto affascinante la qualità delle opere d'Arte nei cosiddetti centri minori. Adagiata in un ampia conca ha svolto un ruolo di primo piano nell'evoluzione storico-culturale del territorio Appenninico tra Umbria e Marche. E’ posta in una pittoresca vallata, circondata da colline, al di là delle quali si ergono il Monte Fano (mt.1567), il Monte Maggio (mt. 1361), il Monte San Vicino (mt. 1435), il Monte Cucco (mt.1567) oltre il quale svetta maestoso il Monte Catria (mt.1702). E’ Città dalle origini antichissime. Ritrovamenti presso Vallemontagnana (paleolitico medio), Collegiglioni (paleolitico superiore), Acquatina di Attiggio (neolitico), Vetralla Chiesa di San Lorenzo (villaggio eneolitico) ecc. attestano che il territorio è stato abitato fin dall’Era Preistorica. Nella storia della carta Fabriano è un punto di riferimento che indica una peculiarità della civiltà europea. Un centro di antica tradizione manifatturiera che sente l'esigenza di recuperare la sua più autentica matrice culturale da secoli strettamente connessa all'arte cartaria. Fabriano è una delle prime città in Europa dove si è fabbricato carta bambagina: i più antiche documenti, dai quali si può dedurre la presenza di cartiere in questa città, risalgono infatti alla seconda metà del sec. XIII. La fama di Fabriano non è dovuta soltanto a ragioni cronologiche; ai cartai fabrianesi del XIII secolo si devono infatti alcune importanti innovazioni che migliorano profondamente il modo di fare la carta: fra queste la pila idraulica a magli multipli, che sostituì gli antiche mortai già impiegati dagli arabi per la preparazione della pasta da carta; la collatura con gelatina animale per conservare e rendere impermeabile il foglio. Un'altra invenzione assai importante fu la filigranature dei fogli che all'inizio consistette in segni di una certa ingenuità artistica, ma che in seguito si perfezionò fino a raggiungere l'espressione di un'arte vera e profondamente delicata. La più famosa attività manifatturiera fabrianese, autentica peculiarità storica di questo antico Comune appenninico, trova la sua visualizzazione nel Museo della Carta e della Filigrana, allestito nell'ex convento di S. Domenico.

 Nocera Umbra

Dista dal residence appena 25 km prendendo a Sigillo la Flaminia direzione Roma.

Entrando nel centro storico di Nocera dalla Porta Vecchia, per il Corso Vittorio Emanuele si sale la ripida collina verso il centro, mentre subito dopo la porta a destra si sviluppano gli originali Portici di S. Filippo, una lunga via coperta a ridosso delle mura cittadine, sopraelevate a fini residenziali, con opportune aperture regolari nel muro di cinta, tanto da ottenere un lungo porticato che porta fino alla Chiesa di S. Filippo Neri, realizzata nel secolo scorso (1886) da Luigi Poletti, un interessante esempio neogotico con fusione di stili romanico, gotico e bizantino; all’altare maggiore, pala di Francesco Grandi raffigurante la Morte di S. Filippo con apparizione della Madonna. Proseguendo, si arriva alla Palombara, torre di avvistamento bizantina, che testimonia l’importanza della città in quel periodo. Tagliando a mezza costa verso il Corso, si riprende la salita fino alla Piazza Caprera, dove si affaccia la fiancata della Chiesa di S. Francesco, costruita nel 1336, dopo che il convento dei francescani fuori Porta del Mercato fosse stato distrutto da Federico II. La Cappella del Palazzo dei Priori fu successivamente ampliata e sopraelevata alla fine del XV, quando i poteri cittadini si trasferirono nella Rocca. Alle due fasi della costruzione si riferiscono i due portali di diverse dimensioni e fattura sulla facciata laterale della chiesa. L’interno a navata unica è caratterizzata da grandi archi ogivali traversali che ripetono con qualche anno di ritardo un motivo frequente del ‘300 umbro. La piccola abside, coperta da una volta a spicchi, fa evidentemente parte dell’edificio precedente. La chiesa è adibita a museo e contiene, dopo un restauro che ha recuperato parte della decorazione a fresco del XV sec., attribuita a Matteo da Gualdo, la Pinacoteca, che raccoglie molte opere provenienti in gran parte dal Duomo, completando l’arredo originale. Spiccano un altare in pietra del XIII sec., un crocifisso ligneo di stile francescano (seconda metà del XIII sec.), un polittico, Natività di Gesù, di Nicolò Alunno (1483), una tavola di Matteo da Gualdo e dipinti di Giulio Cesare Angeli, Ercole Ramazzani e Pierino Cesarei. Vi si trova anche i resti del monumento funerario del Vescovo Varino Favorino del XVI sec. con una statua del Vescovo della bottega di Rocco da Vicenza. Del periodo romano sono esposti delle epigrafi ed un mosaico di notevoli dimensioni. Da qui si sale ulteriormente per Via S. Rinaldo, dove si trova nella ex-chiesa di S. Maria la Biblioteca Piervissani, ricca di 35.000 volumi con legature antiche e corali miniati. Sull’alto del colle l’ingresso laterale al Duomo di S. Maria Assunta segna la conclusione del percorso. L’alto e stretto portale romanico è decorato con spallette modanate ed una fascia a motivi vegetali nell’archivollto, coronato da una semplice cornice dentata. L’interno rinnovato ampliamente nel 1448 subì ulteriori rifacimenti nel XVIII secolo, assumendo forme barocche. Interessante il pavimento maiolicato della sacrestia e, in una cappella le tele di Giulio Cesare Angeli (1600), autore anche degli affreschi dell’arco d’ingresso(1619). La facciata, ricostruita nel 1926, si affaccia sullo stretto passaggio fra il Duomo e la possente torre del XI sec., detto il Campanaccio, l’unico resto della precedente Rocca, sorto a simbolo della distruzione dell’ultimo terribile terremoto del 1997, che l’ha seriamente danneggiato. Dai terrazzamenti attigui si gode una bella vista sulla sottostante Valtopina. Tornati in Piazza Caprera, si riscende per Via Pontani, dove sulla destra, si incontra la Chiesa di S. Giovanni Battista, inserita nel complesso del Monastero di S. Chiara. Il bel portale gotico da accesso ad un interno con tre altari barocchi in legno dorato, una notevole cantoria in stile veneziano e tre tele di Carlo Maratta, tra cui Natività della Vergine, parzialmente ridipinta. Nel monastero sono ancora in uso antichi telai per la tessitura delle stoffe utilizzate per il saio delle monache.

Assisi

Dista dal residence 38 km prendendo la Flaminia direzione Roma, a Gualdo bivio con semaforo per Assisi. Situata in uno dei più pittoreschi angoli dell’Umbria, in posizione panoramica su uno sperone del Monte Subasio, è un paese silenzioso e tranquillo. Per i suoi monumenti, la suggestiva atmosfera che la pervade, le mistiche memorie di San Francesco, la grazia del paesaggio, costituisce una delle mète imperdibili della regione. Santa e verdeggiante, permeata di spiritualità che rende ogni angolo emozionante, risvegliando nel visitatore una sorta di nostalgia incantata davanti alla maestosità silenziosa Conserva opere artistiche di inestimabile valore, come le Basiliche, che da secoli attirano fedeli da tutto il mondo, seconde solo a San Pietro. Benché possa vantare un'origine di epoca romana, l'attuale aspetto di Assisi, tanto degli edifici quanto del tessuto urbano, è stato sicuramente determinato dallo sviluppo medioevale. Il nucleo più antico della cittadina è protetto da un apparato difensivo costituito da otto porte di accesso fortificate e da una lunga cinta muraria, ancora in ottimo stato di conservazione, che fa capo a due castelli: la Rocca Maggiore, ricostruita dal Cardinale Albornotz nel 1367 e la Rocca Minore. Assisi, oltre agli edifici di culto di così grande importanza da non poter essere considerati suo patrimonio esclusivo, come San Francesco, il turista potrà visitare anche le chiese di S. Chiara e di S. Pietro. La prima eretta in forme gotiche fra il 1257 e il 1265, la seconda di poco più antica, decorata da un elegante portale mediano e tre rosoni. Il Duomo, dedicato al patrono S. Rufino, mantiene inalterata una splendida facciata con sculture e rilievi; l' interno, invece, ha subito nei secoli interventi di ricostruzione che ne hanno stravolto l'impianto originario del XIII secolo. Sulla Piazza del Comune di Assisi, posta sull'antica area del foro, troviamo il Palazzo dei Priori del 1337, il duecentesco Palazzo del Capitano del Popolo e il tempio di Minerva, costruito durante il periodo augusteo con pronao, colonne e capitelli corinzi ancora intatti. Nelle vicinanze sono visitabili i luoghi legati alla vita di S. Francesco, come l’Eremo delle Prigioni, immerso in un fitto bosco di querce e lecci sulle pendici del Subasio e il Convento di San Damiano, sorto intorno all’ oratorio nel quale la tradizione vuole che il Crocifisso abbia parlato al Santo. Nella pianura, infine, l'imponente basilica di Santa Maria degli Angeli è stata costruita su progetto dell’ Alessi fra il 1569 e il 1679 per proteggere la Cappella della Porziuncola, il povero ritrovo dei primi frati francescani. Tutti coloro che avranno la fortuna di visitare questa splendida cittadina dovranno convenire con chi ritiene che la sua bellezza vada al di là di un breve e, per forza di cose, incompleto elenco di opere più o meno straordinarie, essendo invece da ricercarsi nell'atmosfera dei luoghi che la storia e la fede di un Santo hanno reso unici nel mondo.

 Montefalco

Dista circa 8 Km da Assisi. Percorrendo le mura, intorno al centro storico, s'incontrano le quattro porte: Porta S. Agostino, la più maestosa coi suoi merli ghibellini. Porta della Rocca, demolita agli inizi del secolo. Porta Camiano, dal nome della frazione verso cui è rivolta, e Porta Federico Il, dedicata all'Imperatore, o di San Bartolomeo perché costruita a fianco dell'abside romanica della chiesa omonima. La Chiesa di S. Agostino, sec. XIII - XIV, conserva affreschi di pittori di scuola umbro-senese (sec. XIV - XVI); Nelli, Lorenzetti, Mezzastris, Alunno, Melanzio, Caporali. Curiosa la leggenda del Beato Pellegrino, il cui corpo è conservato all'interno della chiesa. Costruiti sulla piazza e lungo Corso Mameli nei secoli XV - XVII, costituiscono notevoli esempi di architettura civile i palazzi signorili: Moriconi - Calvi, Tempestivi poi Langeli, Senili, Ciardelli poi Tempestivi, Santi - Gentili, De Cuppis. Il Palazzo Comunale, sec. XIII, conserva della costruzione originaria una bifora; il portico risale al sec. XV; dalla Torre si gode una vista panoramica. Il Museo Pinacoteca di S. Francesco custodisce opere pittoriche che vanno dal XlIl al XVII secolo; di particolare interesse gli affreschi di Benozzo Gozzoli nell'abside centrale (1450 - 1452) con scene della vita di S. Francesco, la sua glorificazione fra i Santi dell'Ordine, i suoi primi compagni, i grandi francescani; inoltre, opere di Nicolò Alunno, Mezzastris, Melanzio, Tiberio d'Assisi e il Presepe del Perugino. La struttura ospita anche un Lapidario. La Chiesa di S. Lucia, sec. XII, si trova nel nucleo più antico del borgo medioevale. La Chiesa di S. Bartolomeo, sec. XVIII, mantiene della prima costruzione (sec. XI) una monofora lunettata e una bifora sulla parete absidale esterna. La Chiesetta di S. Maria Maddalena, sec. XIII, rinnovata nel sec. XVIII, presenta affreschi di pittori locali dei sec. XV e XVI; l'annesso monastero risale al sec. XV. La Chiesa di S. Chiara, sec. XVII, contiene la Cappella di S. Croce affrescata nel 1333 da pittori di scuola umbra; il convento con chiostro risale al sec. XV. La Chiesa di S. Illuminata, sec. XVI, ha la facciata in laterizio preceduta da un portico, e un fastigio lunettato che rammenta l'architettura lombarda; all'interno ospita tra I'altro cappelline affrescate da Francesco Melanzio. La Chiesa di S. Leonardo ha una facciata ornata con due semplici portali rinascimentali; accoglie una tela del Melanzio (1515), rappresentante la Madonna in trono col Bambino. ... nei dintorni La Chiesa Convento di S. Fortunato, complesso edificato sulla tomba del Santo nel IV secolo e ristrutturato nel secolo XV, fu affrescata dal Gozzoli e da Tiberio d'Assisi; circondata da un bosco di elci secolari, è meta ideale di passeggiate. La Chiesetta di S. Maria di Turrita conserva affreschi dei sec. XIV, XV e XVI. Il Santuario della Madonna della Stella, edificato nel 1869, presenta dipinti della scuola romana del sec. XIX. La frazione di Fabbri è ricca di resti di fortificazioni medioevali e di Maestà affrescate dal Melanzio.

 Le Grotte di Frasassi

Dista dal residence appena 35 km prendendo la Flaminia direzione Roma e dopo circa 5 km al bivio per Fabriano a sinistra e seguire la segnaletica

Orario di Ingresso delle Grotte di Frasassi

Da Novembre a Febbraio ingressi nei seguenti orari:
giorni feriali: 11.00 - 15.00   -  Domeniche, giorni festivi e periodo natalizio: 9.30 - 11.00 - 12.30 - 15.00 - 16.30 - 18.00 - Il Sabato: 11.00 - 12.30 - 15.00 - 16.30

Da Marzo a Luglio e da Settembre a Ottobre ingressi nei seguenti orari:
tutti i giorni: 9.30 - 11.00 - 12.30 - 15.00 - 16.30 - 18.00

Ad Agosto ingressi nei seguenti orari:
tutti i giorni: orario continuato dalle 8.00 alle 18.30 ogni 10 min.

Dal 20/7 al 25/8 ingressi notturni alle ore 21.00 e 22.30.

La grotta rimarrà chiusa nei giorni 4 e 25 Dicembre, 1 Gennaio e le ultime tre settimane di Gennaio

Il Consorzio Frasassi predispone un numero adeguato di ingressi aggiuntivi in funzione delle richieste da parte dei turisti. Dettagli e informazioni sono disponibili contattando i numeri 0732.90090 - 0732.90780 - 0732.972000.

La visita della grotta avviene in gruppi ed ha una durata di 70 minuti.

Ogni gruppo è composto da un massimo di 70 persone ed è accompagnato da guide professionali fornite dall'Ente.
Il percorso è lungo 1.500 metri ed è completamente cementato e ricoperto di un manto antisdrucciolo.
La temperatura interna è di 14 °C ed è quindi necessario indossare almeno un maglione

PARCO DEL MONTE CUCCO

1) L'ambiente naturale: La catena appenninica è caratterizzata nelle quote più alte da faggete e pascoli montani, da pareti rocciose e forre di grandi profondità in cui scaturiscono le sorgenti dei corsi d'acqua. I monti declinano dolcemente un una fascia di alte colline ancora contrassegnate dai boschi pregiati e da pascoli. Più in basso si trovano i boschi cedui e i coltivi. Più in basso ancora la Via Flaminia e i centri storici ed infine i fiumi Sentino e Chiascio. L'ambiente montano consente la presenza significativa del lupo e, probabile, del gatto selvatico oltre quella del daino, del cinghiale, dell'istrice, della martora, della lepre. Sono presenti alcuni esemplari di aquila reale oltre che il falco, la starna, la coturnice, il gufo reale, il martin pescatore. Il gambero di fiume vive ancora nelle parti alte dei corsi d'acqua insieme alla trota fario.

2) La storia dell'uomo e i suoi segni:Alla originaria civiltà umbra si sovrappose nella sua prima espansione quella romana e già nel 220 a C. il censore Caio Flaminio iniziò la costruzione della Via Flaminia per congiungere Roma all'alto Adriatico. Helvillum Vicus (Fossato di Vico); Suillum (Sigillo); Ad Ensem (Scheggia) - rispettivamente centro federato, municipio e stazio romani - rimasero sempre nell'orbita politica e culturale romana prima e bizantina poi, costituendo con i loro territori un tratto del corridoio che unì permanentemente Roma a Ravenna nonostante la pressione dei ducati longobardi. Castrum Costacciari (Costacciaro) fu edificato dal Comune di Gubbio intorno al 1250 a fortificare il confine comunale est insieme a Scheggia, Sigillo e Fossato fecero invece parte del territorio del Comune di Perugia che si garantiva, con la strada di valico, l'accesso al mercato del sale dall'Adriatico. I reperti archeologici collegati alla Flaminia sono di grande importanza, conservati in antiquarium e ancora visibili nel loro insediamento monumentale originario come il Pontespiano. I centri storici dei quattro Comuni sono di grande importanza culturale e paesaggistica, ricchi di mura e torri difensive, di chiese, di dipinti, di raccolte di fossili, di documenti archivistici rari. Nella parte più a nord del territorio si trovano numerose abbazie benedettine e camaldolesi di cui le più importanti sono quella di Sant'Emiliano a Isola Fossara e l'Eremo di San Girolamo a Pascelupo.

3) Forra del Rio Freddo: C'e un lato di Monte Cucco in  cui la montagna fatta di roccia è attraversata da un fiume che in milioni di anni la levigata e ora quel fiume dipinge nel cuore della montagna un enorme solco fatto di cascate naturali, passaggi stretti e suggestivi, dirupi e tanta acqua, questa opera d'arte della natura è un canyon a volte è talmente stretta che è impossibile percorrerla camminando, è una vera e propria grotta a cielo aperto, è quindi evidente che per scoprirne i segreti e per poter godere di quel ambiente suggestivo occorre miscelare le tecniche degli amici scalatori con quella degli speleologi, facendo nascere un nuovo ed entusiasmante sport, il torrentismo o canyoning . Questo sport è una vera e propria avventura vissuta con discese in corda doppia immersi in cascate naturali, tuffi emozionanti in acqua gelida, visione di paesaggi lunari, camminate tra enormi pareti di roccia dove neanche il sole riesce ad arrivare, discese in teleferica alte decine di metri ma soprattutto tanta allegria e voglia di provare sensazioni nuove. Non servono doti particolari, fisici palestrati o nervi d’acciaio, ma essere amanti della natura e dell’avventura. E’ possibile ricevere informazioni o prenotare una giornata emozionante con la guida del C.A.I.e l’attrezzatura presso l’ostello di Via Flaminia Km 203,900 Villa Scirca di Sigillo 06028 (PG) Tel. fax 075 9170761.

4) I sentieri: Esiste una carta dei sentieri che si può comperare in montagna al “Ristorante da Tobia” e seguire dei percorsi unici e indescrivibili, come inizio vi indichiamo alcuni dei percorsi facili:

Val di Ranco: Partendo da Sigillo è una camminata di circa 2 ore fino a “Val Di Ranco” dove si arriva ad un altipiano di m. 1100 di altitudine e qui ci sono dei ristoranti dove si può anche mangiare.

La cima del Monte Cucco: Per ogni escursionista o amante della natura in genere, la meta più ambita è sempre la cima della montagna, che sia l'Everest o il monte Cucco non importa l'importante è raggiungere la vetta. Da Val di Ranco con una camminata di 50 minuti si arriva alla cima.

La grotta del Monte Cucco: Da Val di Ranco vi permette di camminare con un occhio puntato sull'Umbria e uno sulle Marche, percorrendo quel sentiero panoramico di circa un ora si transita davanti all'entrata delle grotte del monte Cucco che ora sono sotto l'attento monitoraggio ambientale del CENS per essere a breve aperte a tutti.

La spaccatura dei lecci: Questo sentiero parte dal primo tornante della strada che porta al Monte Cucco, attraversando subito un ruscello, è un sentiero facile e alla portata di tutti, è immerso nel verde e ti porta a una Grande Faglia, una frattura delle rocce, che attraversa per tutta la sua lunghezza il Parco da nord a sud.

Passeggiata in campagna: Questo sentiero nasce dal Residence e ci permette in qualsiasi orario della giornata di fare una passeggiata rilassante modellata alle nostre esigenze, è infatti possibile scegliere itinerari brevi ma anche compiere lunghe passeggiate in aperta campagna. Tra le possibili mete di questo sentiero vi è anche il laghetto Manfroni e il fiume Chiascio dove sta sorgendo una meravigliosa Oasi Naturalistica. Una delle diramazioni di questo sentiero ritorna sulla via Flaminia fino all'altezza dell'antico ponte romano.

Sorgente dell’acqua fredda: Da Val di Ranco proseguendo il sentiero del Ristorante Tobia, con una camminata di circa 2 km attraverso boschi di faggete secolari dove anche il sole trova difficoltà a passare attraverso, si arriva alla sorgente. Lungo il cammino è facile trovare le fragoline di bosco.

Il Pian delle Macinare: Arrivati all’acqua fredda proseguire attraversando il bosco lungo il versante marchigiano con un percorso di circa 30 minuti si arriva alla piana sopra Costacciaro

L'Eremo di San Girolamo a Monte Cucco: Arrivati al Pian delle Macinare c’è un sentiero che porta fino all’eremo con un percorso di circa 30 minuti. Abbarbicato sulle pareti scoscese del Monte Cucco, ormai rifugio del falco pellegrino, è posto in un bosco di castagni e fu fondato nel 1521 dal beato Paolo Giustiniani, primo degli eremi della congregazione Camaldolese di Montecorona.

ITINERARI NATURALISTICI CON L’AUTO

1° Eremo di Fonte Avellana e la Gola Rossa

Da Sigillo direzione Fano e arrivati a Scheggia si svolta a destra per Isola Fossara, Sassoferrato, quindi direzione Eremo di Fonte Avellana. La strada è comoda  e si inerpica sul Monte Catria. E’ consigliata una visita all'Eremo di Fonte Avellana. Il Monastero di Fonte Avellana è situato a 700 m. s.l.m. alle pendici del massiccio montuoso del Catria (1702 m.), il più alto della provincia di Pesaro e Urbino. Il titolo della chiesa (Santa Croce) e le indicazioni ambientali (una fonte, le avellane) ne hanno dato il nome. Le sue origini si collocano alla fine del primo millennio cristiano; si può però affermare con certezza che già negli ultimi decenni del X secolo alcuni eremiti avevano scelto per loro dimora questo luogo solitario in una boscosa insenatura formata dalle pareti rocciose del Catria. San Romualdo influì certamente sulla spiritualità di questi eremiti dalla vicina Sistria, ma fu San Pier Damiano l'artefice della grandezza di Fonte Avellana: alla sua forte personalità si debbono non solo il nucleo originario delle costruzioni, ma più ancora l'impulso spirituale, culturale e organizzativo, che fece dell'eremo un centro d'attrazione e di diffusione della vita monastica, con grandissimo influsso sulla riforma religiosa e sulla vita sociale. La fondazione di numerosi monasteri nell'Italia centrale pose le basi della Congregazione Avellanita, resa illustre da uomini che si distinsero nella santità, nel governo della Chiesa, nella dottrina sacra e profana. Dante Alighieri sentì il fascino dell'eremo del Damiano, forse ne fu ospite, lo cantò nella Commedia (Paradiso, canto XXI) anche se ne segnalò la decadenza: Fonte Avellana, eretta in abbazia nel 1325, era divenuta una potenza socio-economica. Nei secoli XIII e XIV conobbe la tragedia delle commende; nel 1569 fu assegnata ai Camaldolesi; subì una prima confisca dei beni nel 1810 all'epoca di Napoleone; fu soppressa nel 1866 dallo Stato Italiano. Il 5 settembre 1982, il Santo Padre Giovanni Paolo II è salito a Fonte Avellana per chiudere le celebrazioni del millenario ed elevare a Basilica Minore la chiesa dell'Eremo. Ritornando a Isola Fossara  e proseguendo per Sassoferrato è possibile raggiungere la “Gola Rossa” per una strada che si districa dentro una valle di straordinaria bellezza dive si alternano verdi paesaggi a sculture di roccia.

2° Perugia e il lago Trasimeno

Si parte col fresco del mattino prendendo la Flaminia in direzione Roma, al semaforo di Osteria del Gatto (6 km) girare a destra per Gubbio Perugia, dopo 3 km circa, girare a sinistra per Perugia Valfabbrica una volta giunti a Perugia potete fermarvi a visitare questa splendida città o proseguire per il lago Trasimeno.

Questo comprensorio offre tutte le meraviglie ambientali e le attività turistiche che solo un lago di dimensioni importanti può  garantire. Non a caso quattro dei centri più importanti, Castiglione del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano sul Trasimeno, e Magione, sorgono proprio sulle sue rive ed anche i borghi più distanti, quali Piegaro, Paciano o Panicale, orbitano intorno a questo importante polo di attrazione economico e turistico. Forse soltanto Città della Pieve per gli indiscutibili tesori artistici esula da questa legge non scritta che vede l' interesse del viaggiatore accentrarsi intorno alle acque del più grande lago del centro Italia. Non mancano poi le tracce di una storia antica e travagliata, i castelli, le rocche le chiese e le abbazie; le opere di artisti di grande fama, come quelle di Pietro Vannucci detto il Perugino o quelle di Nicolò Pomarancio e, per colui che vuole rilassarsi nella natura, le belle escursioni fra i boschi e sui monti dai quali si gode di un panorama sicuramente particolare per ciò che riguarda l'Umbria.

Il ritorno seguire la direzione Gubbio-Sigillo.

3° Parco del Conero, Loreto, Offagna e Recanati.

Si parte la mattina presto in direzione Roma e dopo 5 km bivio a sinistra per Fabriano, Jesi fino ad Ancona.

La Riviera del Conero, modellata sulle forme dell'omonimo monte che la sovrasta è superba e multiforme. Sorprende e conquista per la sua bellezza così diversa dalla abituale costa sabbiosa dell'Adriatico. La vegetazione presente sul Monte Conero è l'esaltazione della macchia Mediterranea. La Riviera del Conero offre anche spiaggie sabbiose con acqua straordinaria. Da qui possiamo andare a visitare Loreto uno dei più importanti santuari italiani, che attira un flusso costante di pellegrini, Recanati dove si può visitare la casa di Giacomo Leopardi e Offagna famosa per la sua rocca medievale in ottimo stato di conservazione e per le feste in costume d'epoca che si tengono nel mese di Luglio.

Si ritorna da Ancona in direzione Roma,  passando per Fabriano fino alla Flaminia direzione Fano per Sigillo.

INDIRIZZI UTILI

 MANEGGIO A circa 4 km dal Residence è possibile praticare scuola di equitazione o passeggiate lungo i più bei sentieri dell’Appennino. Per informazioni: Villa Pascolo - SS 3 Flaminia (Km 206.5) - 06021 Costacciaro (PG) - Tel. 338/4584678 (Stefano).

SCUOLA DI VOLO LIBERO: Via Flaminia Km 203,900 Villa Scirca di Sigillo 06028 (PG) Tel. fax 075 9170761.

Oggi la tecnica del volo libero ha fatto raggiungere dei traguardi impensabili solo vent'anni fa, i deltaplani e i parapendio di oggi infatti sono in grado di sfruttare le correnti ascensionali sia dinamiche che termiche e grazie alla loro affidabilità è possibile restare in volo per ore e godere dall’alto la bellezza di questa zona.

ORGANIZZARE UNA GIORNATA DI TORRENTISMO: Si prende l’appuntamento e l’attrezzatura in noleggio presso Via Flaminia Km 203,900 Villa Scirca di Sigillo 06028 (PG) Tel. fax 075 9170761.

La giornata inizia prestissimo, con il trasferimento in Val di Ranco dove l’avventura inizia con una passeggiata di circa 40 minuti avvolti in una delle più belle foreste di faggio italiane, una volta raggiunto l'ingresso del canyon (Forra di Riofreddo) la guida del C.A.I. terrà un brefing sulla tecnica della discesa in corda doppia e controllerà le imbracature di tutti i membri della spedizione, fatto questo ci si può finalmente calare nel vivo di questa avventura. on servono doti particolari, fisici palestrati o nervi d'acciaio, serve solo tanta voglia di vivere in gruppo questa magnifica esperienza.
La prima parte del percorso è composta da una decina di calate tutte affascinanti ma ognuna con le sue caratteristiche e una sua storia tutta da scoprire. Verso le ore 13,00 si  raggiunge il punto tappa, situato a circa metà percorso, dove si ritroverà il sole che la forra aveva nascosto e dove si consumerà un agoniato pasto freddo, pronti a raccogliere le ultime energie per affrontare la seconda parte. Verso le ore 18,00  si arriva all'uscita della forra, ai piedi dell'eremo di Monte Cucco, dove ci attende un pulmino per il rientro a Sigillo.

CONSIGLI DOVE MANGIARE:

Rifugio “La Valletta” - M. CUCCO: Loc. Pian del Monte - 06028 - Sigillo (PG) - Tel:  075/9177733 - 9177224

Ristorante Pizzeria “Balsone del Lupo” – Località Sodo - Sigillo (PG) - Tel. 075/9178046

Ristorante da Tobia - M. CUCCO: Loc. Val di Ranco - 06028 Sigillo (PG) Italia - Tel/Fax 075/9177194